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La sicurezza dei dati. I nuovi rischi tra hacker, spionaggio industriale, perdita degli archivi

Se i dati sono l’oro del tempo presente, in quale forziere vengono conservati? Non lo sappiamo. Questo pone svariati problemi, tra i quali quello molto personale per ciascuno di noi: come si difendono i dati che ci riguardano ma che non sappiamo neanche dove sono? Perché i malintenzionati in rete ci sono, e ormai abbiamo scoperto che la sicurezza assoluta non esiste.
I malfattori che cercano di profittare dei beni portati nel mondo digitale aumentano e ricorrono a tecnologie diverse per cercare di rubare le cose di valore. Queste possono essere: generiche informazioni, profili di utenti, coppie di email e parole d’ordine (perché poi la gente le ricicla per altre connessioni ad altri servizi), dati demografici (date di nascita, codici fiscali, numeri di previdenza), tutti i dati non strutturati che si possono rubare. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: dai social media si possono estrarre interi filoni di dati personali e più l’attacco è mirato a una singola persona, più è facile raccogliere informazioni in rete.

Quindi come difendersi? Si possono mettere in piedi molte contromisure efficaci per difendersi dagli attaccanti e dai malintenzionati digitali: è centrato su questo tema il secondo appuntamento della collana del Sole 24 Ore «Cybersicurezza Guida pratica per proteggere le informazioni» in edicola giovedì 8 marzo con Il Sole 24 Ore, dedicato appunto alla sicurezza dei dati.
La collana, organizzata in sei volumi in edicola ogni giovedì sino al 5 aprile con «Il Sole 24 Ore», esamina sia lo scenario sia gli aspetti pratici e operativi della cybersicurezza, dal valore dei dati alle tutele legali, dalle ricadute fiscali e legali alle misure indispensabili per proteggere le imprese e se stessi. Inoltre, due fascicoli della collana saranno dedicati alla privacy, che si prepara al debutto delle nuove e più stringenti regole europee dal 25 maggio prossimo, con ricadute importanti per le aziende.


Cosa è e quando arriverà la «Gigabit society». Secondo Cisco

Chuck Robbins
Chuck Robbins

La rivoluzione digitale come ponte per cavalcare un’altra transizione tecnologica epocale, quella che in Cisco chiamano familiarmente “Gigabit society”, la società delle connessioni (e delle interconnessioni) ultraveloci, in cui il modo di produrre, di lavorare e di vivere sarà fortemente influenzato da intelligenza artificiale, realtà virtuale, oggetti connessi, robotica. Nel commentare l’annuncio, avvenuto durante il Mobile World Congress di Barcellona, del protocollo di intesa siglato con Tim per lo sviluppo e l’offerta di soluzioni per la trasformazione digitale di imprese grandi e piccole e pubblica amministrazione, il presidente e Ceo della multinazionale californiana, Chuck Robbins, ha enfatizzato un concetto. “Questa collaborazione mette davvero la rete al centro della digitalizzazione in Italia”, ha sottolineato in una nota ufficiale, confermando personalmente a Nòva come la collaborazione e la condivisione di competenze con un operatore telco sia “un fattore decisivo per portare in modo pervasivo l’innovazione tecnologica ovunque”. E il fatto che la partnership avviata in Italia sia vista dallo stesso Robbins come un modello da seguire in tutti i Paesi dove Cisco sta implementando un piano di accelerazione del digitale (in totale sono una ventina nel mondo) rafforza la valenza di programma di sviluppo condiviso che vuole valorizzare, da subito, le opportunità offerte dalle reti di quinta generazione.
Il paradigma della “Gigabit society”, nella visione di Cisco, è qualcosa di estremamente concreto. “Le tecnologie oggi disponibili – spiega ancora Robbins – sono realmente in grado di trasformare processi e applicazioni di qualsiasi settore e di qualsiasi industria verticale. L’automazione e la sicurezza integrata della rete è il punto di partenza per arrivare a reali economie di scala nel roll out dei network di nuova generazione, sia che si tratti di infrastrutture di rete fissa sia che si guardi alle tecnologie di accesso radio mobili”. Ridurre i costi della connettività, in altre parole, non è una chimera ma per farlo serve che carrier e service provider riorganizzino in modo adeguato (e intelligente) le loro infrastrutture e che i fornitori di apparati reinventino il modo di costruire le reti. Servizi 5G e fibra ottica devono andare quindi a braccetto, nel solco di una standardizzazione (già in corso d’opera) e di una maggiore apertura della componente radio. La rete, così facendo, diventa l’elemento di orchestrazione della trasformazione.
La strada da fare è comunque ancora lunga ed è ancora Robbins a ribadire come il networking “intent-based”, basato cioè sul concetto di rete intenzionale e intuitiva, con capacità sempre più spinte di intelligenza artificiale e di analisi dei dati, abbia ancora molta strada da fare, benché i primi prodotti che interpretano questa filosofia (lo switch Catalyst 9000, per esempio) siano già stati adottati da diverse migliaia di aziende clienti. Secondo uno studio di Mckinsey del 2016, la spesa delle aziende di classe enterprise per la gestione operativa delle proprie reti ammonta a 60 miliardi di dollari l’anno, una cifra tre volte superiore a quella investista per la tecnologia di rete stessa. Non solo, Lo stesso studio ha evidenziato come oltre l’85% delle modifiche apportate alla rete viene completato manualmente, con il conseguente rischio di errori. Da qui la necessità di fare un salto in avanti, puntando sulle tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning, per aiutare le imprese a difendere in modo dinamico tutta la loro architettura. Il passaggio alla “Gigabit society” non è dunque solo uno slogan attualizzato alle prestazioni delle nuove reti. Il salto in avanti, pur se “invisibile” agli occhi degli utilizzatori finali, è per alcuni aspetti quantico e poggia su diversi pilastri, a cominciare da quello delle infrastrutture e dei software open source, condizione necessaria per pensare e posizionare la rete al centro della trasformazione digitale. Elevandola, come osserva Robbins, al rango di “piattaforma abilitante per il data management”. E poi c’è il tema dell’innovazione aperta, un’altra componente essenziale del processo di trasformazione. Acquisizioni, partnership e investimenti in startup (Cisco in Italia è entrata a far parte dell’acceleratore TIM #WCAP) devono fare paio con le attività canoniche di R&D per traghettare le nuove tecnologie dal laboratorio al campo. Sempre più velocemente.


Le offerte dei Migliori Smartwatch

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Quali sono i migliori Smartwatch sul mercato? Lo smartwatch è un  orologio intelligente, dotato di caratteristiche per lo più simili a quelle dei moderni smartphone. Lo Smartwatch è un accessorio indossabile, solitamente collegabile e sincronizzabile con altri dispositivi e dotato di un vero e proprio orologio pilotato da un processore e un sistema operativo in grado di utilizzare diverse applicazioni. Grazie agli smartwatch è per esempio possibile osservare le notifiche provenienti dal telefono, registrare audio, pilotare il lettore mp3, usare il gps, scattare fotografie, installare ed utilizzare applicazioni dedicate e tanto altro.

 In fondo alla pagina trovi i migliori smartphone, al migliori prezzo!!  

Nella pagina denominata Top Smartwatch troverete gli smartwatch più recenti presenti sul mercato, suddivisi in base alle preferenze del pubblico. La tabella, aggiornata più volte nel corso della giornata, riporta i modelli aggiornati e più ricercati sul web. La scheda degli smartwatch riporta il nome del prodotto, la sua breve descrizione, una piccola foto rappresentativa ed il prezzo del negozio con il link per acquistarlo direttamente. Se vuoi rimanere aggiornato su questi dispositivi o desideri comprare uno smartwatch online, al miglior prezzo, non lasciarti sfuggire questa pagina e memorizzala nei tuoi preferiti.

Come scegliere i Migliori Smartwatch: Caratteristiche e Consigli!!

SmartWatch Xiaomi Amazfit PaceDISPLAY

La prima caratteristica da considerare è il display degli smartwatch, elemento che ci permette di vedere le informazioni anche sotto la luce del sole. Gli smartwatch più famosi, montano display di tipo OLED/AMOLED, LDC tradizionale o e-paper (quello utilizzato dai Book Reader). I display di tipo OLED/AMOLED offrono una resa cromatica elevata con ottimi contrasti rispetto ai tradizionali LCD. Tuttavia, è possibile che sotto la luce diretta del sole il display più visibili siano quelli di tipo e-paper che però in condizioni di scarsa luminosità possono rivelarsi inutilizzabili. Il consiglio per scegliere lo smartwatch con il miglior display è quello di trovare un compromesso on base alle proprie necessità ideali.

FUNZIONALITÀ

I migliori smartwatch non sono giocattoli e sono dotati di moduli e funzionalità che possono rivelarsi davvero utili. Prima di acquistare uno smartwatch, verificate che esso disponga della funzione che vi interessa realmente. Tra le funzioni principali degli smartwatch troviamo il modulo GPS, il sensore del battito cardiaco, la fotocameral’altoparlante, il microfono e tutta una serie di app per dialogare con lo smartphone. Inoltre, esistono smartwatch con il cinturino intercambiabile e lo slot di espansione della memoria. Tra le opzioni, potete verificare anche la durata della batteria, la potenza del processore e la quantità di memoria RAM installata. Ricordate che gli smartwatch non sono semplici orologi da polso, ma veri e propri computer indossabili.

SmartWatch Xiaomi Amazfit PaceSISTEMA OPERATIVO

Ma che sistema operativo è installato sugli smartwatch? In realtà gli smartwatch possono essere tutti diversi e dotati di software alternativi. I migliori smartwatch in commercio e quelli più diffusi installano solitamente il sistema operativo Android Wear, una versione customizzata di Android, sviluppata appositamente per gli orologi da polso. Il consiglio è quello di acquistare uno smartwatch Android Wear solo se si dispone già di uno smartphone Android, altrimenti passare oltre. Gli Apple Watch utilizzano un sistema operativo esclusivo, chiamato WatchOS ed è la scelta obbligata se volete acquistare uno smartwatch Apple. In alternativa a questi sistemi operativi ci sono quelli proprietari, ovvero realizzati direttamente dall’azienda produttrice dello smartwatch e confezionati su misura per il dispositivo. Il caso più famoso di smartwatch con sistema operativo non Android è quello di Samsung Tizen OS, installato su molti dispositivi dell’azienda.

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